La Spezia e il suo Osservatorio Astronomico

Storia di un progetto antico.

Nelle mani di un socio della AAS è fortunosamente pervenuta una copia del Bollettino della Sezione della Spezia dell’A.N.I.A.I., l’Associazione Nazionale degli Ingegneri e Architetti Italiani. Si tratta precisamente del fascicolo II dell’Anno I (ovvero il secondo numero in assoluto) uscito in città il 1 Settembre del lontano 1925.
In questa pubblicazione, per la prima volta nella storia della città della Spezia, per quanto ci è dato sapere, si parla espressamente della volontà di realizzare un osservatorio astronomico locale: “Per l’Osservatorio Astronomico della Spezia,” questo il titolo dell’articolo scritto direttamente dalla penna autorevole del Du Jardin, l’allora Direttore del suddetto Bollettino.Si tratta, con precisione, di un intervento accorato – che di seguito riproduciamo integralmente – in cui l’intera comunità cittadina degli Ingegneri ed Architetti sollevava la questione dell’esigenza etica di rendere operativo sul Golfo un osservatorio astronomico. Sulla carta una simile struttura invero esisteva già: l’Osservatorio Astronomico e Meteorologico della Spezia – sulla cui ubicazione non si hanno notizie – funzionava però esclusivamente come base di rilevazione dati inerenti i fenomeni atmosferici; lo stesso numero del Bollettino riporta, infatti, un’intera pagina di rilevamenti pluviometrici per la città riferiti al mese di Luglio di quell’anno.Sfortunatamente, però, al posto della <<leggera cupoletta>> auspicata dal buon Du Jardin fu stabilito che venissero realizzate sulle alture della città pesanti strutture in cemento armato a protezione non di lenti astronomiche ma di potenti bocche da fuoco.Così, alla fine della guerra, La Spezia si trovò pure senza quella povera stazione metereologica sulla quale molte speranze erano state onestamente riposte.Ci volle qualcosa più di cinquant’anni perchè il destino, per mano stavolta di un generoso gruppo di studenti profondamente motivati, riparasse al grave torto offerto alla città.

Dal 1984, infatti, la bianca cupola dell’Osservatorio Astronomico “Monte Viseggi” sorge su di una ex postazione antiaerea della Seconda Guerra Mondiale.Ai giorni nostri, ove efficacia ed efficienza sono sinonimi di integrazione, è sicuramente istruttivo sottolineare che già quei bisnonni tanto auspicarono la creazione di una specola per mezzo della quale i giovani dei nostri Istituti potranno apprendere in una visita di un’ora più che non in settimane di studio sui libri, delle cose del cielo.

La AAS non può non ricordare con affetto e profonda stima quegli uomini lungimiranti dell’Associazione Nazionale degli Ingegneri e Architetti Italiani del lontano 1925 ed è per essa motivo di fiera soddisfazione l’essere riuscita a concretizzare appieno le loro aspirazioni.

L’Associazione Astrofili Spezzini (A.A.S.) ed il progetto Osservatorio

Nel dicembre del 1978 un gruppo di studenti appassionati di astronomia fondano l’Associazione Astrofili Spezzini (AAS).Scopi del sodalizio sono, da subito, la ricerca e la divulgazione delle scienze astronomiche.Già i fondatori della AAS erano profondamente convinti della necessità di realizzare una struttura che soddisfacesse entrambe le esigenze e rafforzasse, in ambito locale, l’interesse attorno ad una scienza tra le più popolari ed affascinanti.Motivati nel perseguire gli obiettivi prefissati, gli aderenti alla AAS iniziarono l’avventura dell’ autocostruzione e dell’autofinanziamento dell’Osservatorio Astronomico Sociale (OAS) già nella primavera del 1980.Il primo significativo risultato fu l’ottenimento della concessione di affitto di un’area di 4500 m2 ex proprietà della Marina Militare, in gestione al Comune della Spezia.Sin dai primi sopralluoghi fu palese che, sebbene non esente del tutto dall’inquinamento luminoso dovuto alla vicina città, l’area aveva alcune caratteristiche logistiche che la privilegiavano per scopi astronomici: la relativa vicinanza al centro urbano, la completa assenza di ostacoli naturali ed artificiali all’osservazione del cielo per 360 gradi e la discreta elevazione sul livello del mare (347 mt) la rendevano adatta ad una proficua attività di ricerca e ad una assidua divulgazione scientifica.

Sul terreno erano inoltre presenti alcune ex postazioni antiaeree della seconda guerra mondiale, una delle quali ben si prestava ad essere riconvertita, con costi contenuti, in un solido e sicuro edificio che poteva ospitare non solo il telescopio ma anche una sala riunioni ed una piccola biblioteca.

In questa prima fase la maggior difficoltà consistette nel reperimento dei finanziamenti necessari per la ristrutturazione dell’edificio. Dopo aver analizzato alcune possibili soluzioni e constatata la scarsa disponibilità degli enti pubblici locali, fu deciso di intraprendere la lunga e difficile strada dell’autocostruzione e dell’autofinanziamento della cupola e delle strutture murarie.

Per fortuna le opere in cemento armato furono completate quasi interamente a spese di alcuni imprenditori locali, ad essi la AAS rivolge un sentito ringraziamento. Per quanto riguarda la cupola, gli impianti e tutte le infrastrutture interne fu invece necessario un continuativo impegno personale di molti anni da parte solo di alcuni soci della AAS.

Dopo alcuni intensissimi mesi di consultazioni tra i soci fu deciso l’acquisto di uno strumento costruito da un collaudato artigiano italiano privilegiando così la robustezza, l’affidabilità e la durata di un prodotto che avrebbe dovuto accompagnare e sostenere l’attività osservativa per molti anni.

L’edificio in muratura e la cupola

Come già accennato, fu scelta, tra le sei disponibili, la postazione meglio conservata. Sostanzialmente il manufatto era costituito da un solido basamento circolare in calcestruzzo circondato da basse mura; su di esso, all’epoca della sua realizzazione, era posizionato il cannone antiaereo. Questo spiazzo, del diametro di circa 6 metri, comunicava, tramite una piccola finestra, con un edificio sotterraneo sempre in calcestruzzo, adibito a riservetta di munizioni, largo 2 metri e lungo 5; ad esso si accedeva tramite una scala di ingresso opposta alla piazzola dell’ ex batteria. A grandi linee la struttura dell’osservatorio era già definita anche se furono necessarie nuove opere murarie per renderla operativa. I lavori consistettero innanzitutto nell’ampliamento della finestra tra l’edificio sotterraneo e l’esterno in modo da poter creare un comodo accesso al locale del telescopio. Lo spiazzo circolare a cielo aperto fu quindi trasformato in un ampio vano con la costruzione ex novo delle pareti e della soletta in cemento armato (progettata con un’apertura centrale di forma circolare del diametro di 4 metri). Al centro di questo edificio, saldamente ancorato al pavimento, fu costruito un pilastro di calcestruzzo alto due metri e del diametro di un metro, adibito a sorreggere il massiccio telescopio del peso di circa una tonnellata.Le strutture murarie furono completate con la costruzione di un piano metallico rialzato poggiante sulla soletta dell’edificio circolare e del tutto indipendente dalla colonna precedentemente descritta. L’accessibilità a questo piano rialzato fu garantita da una scala e da una botola a scomparsa. In tal modo si ottenne una facile e sicura governabilità del telescopio (posto a più di due metri di altezza rispetto al pavimento dell’edificio) e la totale assenza di vibrazioni indotte sul telescopio dal calpestio sul piano metallico. Parallelamente alla struttura muraria alcuni soci della AAS progettarono e realizzarono la cupola metallica del diametro di 4 metri. La costruzione di questo manufatto fu resa possibile grazie alla generosa collaborazione di un artigiano locale che mise a disposizione i propri mezzi e l’esperienza pluridecennale nella lavorazione dei metalli.Il progetto è quello classico che prevede una struttura metallica portante di forma emisferica ricoperta da spicchi di lamiera zincata protetta esternamente da uno strato di vetroresina. L’apertura per il telescopio, larga un metro, è sovrastata da due robusti portelloni in scatolato metallico e lamiera che scivolano tangenzialmente su appositi binari di scorrimento.

Team Osservatorio Astronomico Sociale

Responsabile
Osservatorio

Luigi Sannino

Responsabile Tecnico
Elettronico – Meccanico

Carlo Moisè

Responsabile Tecnico
Elettronico – Informatico

Alessio Madeddu

Responsabile Tecnico
Strumentazione – Telecomunicazioni

Giuseppe Tavaglione